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Bullismo

Il bullismo è una forma di comportamento sociale di tipo violento e intenzionale, di natura sia fisica sia psicologica, oppressivo e vessatorio, ripetuto nel corso del tempo e attuato nei confronti di persone considerate dal soggetto che perpetra l’atto in questione, come bersagli facili e/o incapaci di difendersi.

La sofferenza psicologica e l’esclusione sociale sono sperimentate di sovente da bambini che, senza sceglierlo, si ritrovano a vestire il ruolo della vittima subendo ripetute umiliazioni da coloro che invece ricoprono il ruolo di bullo.
I comportamenti violenti che caratterizzano il bullismo sono i seguenti:
– Offese, parolacce e insulti;
– Derisione per l’aspetto fisico o per il modo di parlare;
– Diffamazione;
– Esclusione per le proprie opinioni.

Manifestazioni di bullismo spesso si caratterizzano come aggressioni verbali di più individui contro una vittima (bullismo indiretto), magari utilizzando anche la tecnologia messa a disposizione – cellulari e pc -dove vengono creati gruppi appositi per vessare le povere vittime, creando  così una fusione tra bullismo e cyberbullismo.

Il ruolo del genitore è fondamentale: proteggere il figlio/bullo non aiuta certo lo stesso a trovare la sua identità personale né il proprio inquadramento sociale. Spesso, da genitore, si tende a sminuire tali atteggiamenti proprio perché non siamo pronti al giudizio degli altri, senza però pensare che il figlio bullo presto sarà adulto e creerà problemi da adulto in questa società già piuttosto compromessa.

Le giustificazioni più comuni sono: “….sono ragazzi….sono solo scaramucce… dovrebbero risolvere da soli…..” I ragazzi a partire da 12 anni non hanno mezzi di istruzione né tantomeno di cognizione per affrontare un fenomeno simile e risolverlo da soli, quindi è compito dei genitori e degli insegnanti dare l’educazione necessaria.

Differenza tra bullismo diretto e indiretto

Le due componenti evidenziate nella definizione sono la condotta violenta e la reiterazione nel tempo della stessa. Naturalmente, il tutto è riferito ai protagonisti: il bullo e la persona che subisce. Carnefice e vittima. Nel modo in cui vengono compiuti questi atti risiede la differenza tra bullismo diretto e indiretto. La definizione tra queste due manifestazioni dello stesso fenomeno è la seguente.

Cos’è il bullismo diretto

Nel bullismo diretto i comportamenti vessatori, siano essi di natura fisica che psicologica, vengo attuati in modo rettilineo dal bullo verso la vittima. Senza l’ausilio di interposte persone. Non ci sono intermediari tra gli attori che sono solo il carnefice e il bersaglio.

Cos’è il bullismo indiretto

Nel bullismo indiretto le condotte prepotenti mirano ad isolare la vittima da un contesto sociale, sia attraverso la violenza fisica che psicologica. Il bullo, in questa fattispecie, coinvolge altre persone che a loro volta attuano dei comportamenti persecutori verso la vittima. Il risultato che si vuole ottenere è di isolare dall’ambiente collettivo la persona bersaglio. Naturalmente, per farlo, il bullo coinvolge altri soggetti i quali prendono di mira a loro volta la vittima.

Nella realtà dei fatti queste due forme di comportamento, bullismo diretto e indiretto, si fondono. La ragione risiede nella psicologia del bullo il quale, in generale, prova piacere e conforto nel manifestare la sua autorità verso la persona perseguitata. Per farlo, necessita di una platea che manipola fino al punto di creare una sorta di associazione contro la vittima di turno.

Sport e Bullismo

Essere bullo, significa spesso ricevere un riconoscimento positivo e gratificante che il ragazzo/a riceve dai suoi pari, di essere un “figo”, uno con coraggio, pronto a sfidare tutto e tutti, dalle figure che rappresentano l’autorità (genitori, insegnanti, allenatori o adulti in generale) ai suoi compagni/amici che lo apostrofano in modo provocatorio o sostengono il suo sguardo senza timore, tutti atteggiamenti che vengono tradotti dal bullo come una mancanza di rispetto, che lui non può assolutamente tollerare. Il rispetto si guadagna non si impone.

Lo sport al contrario, nasce e si sviluppa in un contesto ben definito fatto di regolamenti, etica e comportamenti approvati e riconosciuti pubblicamente da tutti: dagli stessi genitori, allenatori, compagni di squadra ed amici che permettono una canalizzazione di energie eccessive, che spesso, se non controllate, possono risultare anche auto-distruttive. Tutti gli sport, specie quelli che permettono lo sfogo e la sublimazione di queste “extra energie” come quelli di contatto, dalla lotta alla boxe oppure alle arti marziali, ecc… fanno sì che questa più o meno nascosta aggressività trovi una via di sfogo accettabile in un contesto sociale con regole e strutture condivise ed alle quali anche il più incallito ribelle deve sottostare con conseguenti vantaggi personali, che permetteranno insieme alla fiducia quel miracolo della crescita e del cambiamento dell’atteggiamento del “Bullo”.
In qualità di ex-atleta, ho potuto apprendere personalmente come lo sport e la mia esperienza personale mi abbiano insegnato molto a capire me stesso ed i miei compagni di squadra, ma ciò più ho potuto realmente riuscire a comprendere è l’auto-disciplina richiestami per poter praticare tali attività sportive. Il calcio inizialmente e le arti marziali poi mi hanno insegnato molto, ad affrontare le mie paure e le mie incertezze, ma soprattutto a controllare i miei stati emotivi, come la rabbia, gli atteggiamenti provocatori che, come può accadere in molti ragazzi di oggi, senza una buona guida e struttura familiare possono trasformarsi in atteggiamenti antisociali che rientrano nella definizione di “Bullismo”.

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